Per tracciare un Cammino

Per più di vent’anni ho scelto e tracciato Cammini.

All’inizio per farli a cavallo con Linea Verde poi per percorrerli anche a piedi e in bici. Prima mi sentivo un po’ solo, adesso ho anche troppa compagnia. Ma veder tanti progetti in teoria bellissimi finire miseramente in qualche asfaltata realizzazione mi fa male quasi come veder spendere fior di finanziamenti pubblici per tante tracce rimaste sulla carta.

Un paio di esempi che ho visto da vicino. In Maremma tra Lazio e Toscana un numero impressionante di ippovie sono state disegnate sulla carta e anche pagate con soldi pubblici e nessuna è arrivata a realizzazione. In Ciociaria passano numerosi cammini alcuni lunghi ed altri più brevi ma tutti con una sconsiderata percentuale di asfalto. Anche il cammino di San Benedetto che tra tutti è il più percorribile ha una percentuale di asfalto superiore al 50%.

Così la via delle Certose. Asfalto asfalto asfalto e qualche tratto di asfalto trafficato. Difficile portarci gente a piedi. La Francigena del sud poi, variante Prenestina/Casilina così come riportata sulle mappe della Regione Lazio e sulle varie guide batte ogni record sia di asfalto che di deviazioni allungamenti e varianti non sempre comprensibili. Ho avuto l’impressione che chi ha tracciato questi percorsi non abbia ben a mente le esigenze di pellegrini e viandanti oppure le abbia piegate alle spinte del territorio. Fatto sta che quei percorsi hanno suscitato grandi lamentele da chi ci si è avventurato a piedi e in bicicletta e questi alti lai si trovan facilmente sui social e adesso anche su un paio di libri testimonianza di facile lettura.

Ebbene era proprio inevitabile tracciare percorsi così scarsamente attrattivi? Tre anni in Maremma e tre mesi in Ciociaria passati a cercare alternative mi hanno convinto che se ci si mette d’impegno le soluzioni si trovano e sono sempre state là sulle vecchie carte a disposizione di chi le andava a cercare. Sono le antiche strade, la vecchia viabilità superata dalle nuove esigenze del traffico motorizzato, ma perfette per chi voglia andare di nuovo a piedi od anche a cavallo o in bicicletta. I nostri antenati percorrevano strade magari strette ma spesso molto più comode delle nostre.

Più comode per chi vuole andare senza motore e cioè più diritte, ma con i cambi di altitudine ridotti al minimo. Ed anche in Ciociaria come in Maremma sono strade dimenticate spesso piene di rovi o ostruite da ostacoli buttati lì dall’incuria o dalla cupidigia dei proprietari dei terreni contigui, ma sono ancora catastalmente pubbliche e aspettano solo che nuovi utilizzatori che amino la lentezza le facciano tornare a vivere. Un vero grande patrimonio a disposizione di chi lo sappia capire e camminare.

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